Da Io a Tre

Da Io a Tre

“Oggi si sa che ognuna delle tappe della vita influenza quelle successive; […]. La madre, primo universo del bambino, è per lui, fisicamente e psichicamente, materia prima vivente. Ella è, inoltre, la sua mediatrice con il mondo. L’essere umano in formazione nell’utero non può imparare direttamente dal mondo esterno, ma riceve ad ogni istante le sensazioni, i sentimenti, ed i pensieri di sua madre che reagisce al mondo; li registra nella sua psiche nascente, nel suo tessuto cellulare e nella sua memoria organica. Queste prime esperienze condivise coloreranno la sua personalità. Il bambino che nasce ha già un passato di nove mesi che, in gran parte determina la persona futura.” 

G. Ferrari, La comunicazione e il dialogo dei nove mesi

 

Con questo post voglio aprire una nuova rubrica che riguarda il mondo perinatale e che comprende il bambino, la mamma ed il papà. L’articolo di seguito è parte di un mio lavoro più ampio che riguarda il progetto di corso di accompagnamento alla nascita. La rubrica tratterà soprattutto, come tema principale del blog, di libri ma non solo!

Gli studi sulla vita prenatale, che si vanno sempre più ampliando ed approfondendo, ci offrono la visione di un bambino intrauterino con proprie capacità sensoriali, reattivo alle situazioni ambientali,  in grado di provare sentimenti ed emozioni, ed  intimamente coinvolto nel mondo affettivo e relazionale dei genitori. Inoltre egli è sensibilissimo ai suoni, soprattutto alla voce della mamma. La ricca letteratura sul tema che oggi abbiamo a disposizione ci conferma quindi, senza possibilità di dubbio, che il feto non solo partecipa a tutta la vita emotiva della madre, ma è in grado di ricevere il suo amore, la sua accettazione o anche il suo rifiuto. Tutto ciò può influisce  sulla sua personalità e sulla sua salute.

“[…] il nascituro è una creatura che sente, che ricorda, che è consapevole. Pertanto quello che gli succede – e che succede a tutti noi – nei nove mesi tra il concepimento e la nascita plasma e forgia, sotto molti e importanti aspetti, la sua personalità, le sue ambizioni, i suoi impulsi.” T. Verny

 

Durante la gravidanza, si sviluppa nella donna incinta un dialogo con il bambino, in cui la voce riveste un ruolo strutturante nei confronti dello psichismo del bambino, egli percepisce le emozioni della madre ne registra i sentimenti, i pensieri e gli ideali che ne occupano Il cuore e lo spirito. Tutto questo gli viene trasmesso in parte per via ormonale, ma anche e soprattutto grazie all’empatia che sta alla base del legame madre/bambino. Ogni cenno di attenzione e di tenerezza che si dà al bambino non si limita all’atto in sé, ma serve da stimolo per lo sviluppo dei corrispondenti organi sensoriali in formazione. Questo ci fa capire l’importanza di comunicare in tanti modi col bambino, (cantare, giocare, leggere favole, ascoltare musica, parlare) il quale, alla nascita, porterà con sé nove mesi di esperienze. Il padre, nel condividere, giorno per giorno, l’attesa assieme alla madre, dovrà creare attorno a lei un’atmosfera di amore, di rispetto, di sostegno, facendosi a sua volta utero per contenere e proteggere la diade madre/bambino ed allo stesso tempo comunicando con il figlio utilizzando la voce ed il contatto, creando così il primo legame che andrà consolidandosi successivamente. Per questo non è possibile parlare di  bonding (legame) Madre/Bambino, ma di Madre/Padre/Bambino.

“Il rapporto con un uomo sensibile che la ami dà alla donna un sostegno emotivo continuo nel periodo di gestazione […]. Ora che abbiamo scoperto l’importanza della sicurezza emotiva e del nutrimento spirituale che la donna e, di conseguenza, il bimbo che porta in grembo ricevono durante la gravidanza, l’uomo può finalmente ritrovare il giusto ruolo che gli compete.” T. Verny

 

Infatti, la presenza e il coinvolgimento del padre è di estrema importanza per lo sviluppo del bambino in tutti i sensi. Quando il padre segue consapevolmente tutte le fasi dello sviluppo del bambino, si crea già in partenza quel legame nella triade madre/padre/bambino, ovvero quel legame empatico che rappresenta per la nuova creatura la prima esperienza di amore . Affinchè ciò avvenga è necessario offrire alle coppie uno spazio adeguato dove possano essere accompagnati nella delicata fase in cui i loro ruoli, fino a quel momento conosciuti e definiti, si preparano a cambiare per trovare un nuovo assetto.

Non va sottovalutato, inoltre, il beneficio che i genitori e il bambino possono trarre dall’instaurarsi di una buona relazione primaria al momento della nascita, poiché questo processo di consapevolezza e conoscenza reciproca avrà contribuito ad assottigliare le differenze tra il “bambino immaginario” ed il “bambino reale”.

Anche il dopo parto  può essere un periodo caratterizzato da  sconvolgimenti, sia fisici che psicologici. Per mancanza di informazione ed anche per ragioni ormonali, questi intensi cambiamenti possono provocare nella donna un senso di tristezza e forte disagio. Non sentirsi felice in quello che dovrebbe essere “uno dei momenti più belli della vita”, è inquietante, e può scatenare sensi di colpa.  Al fine sostenere le mamme e soprattutto prevenire il degenerare di questa condizione è importante e necessario per le coppie rivolgersi a centri, pubblici o privati, in grado di accompagnarli e sostenerli in tutto il percorso pre e post parto.

“Nel ventre della madre, la vita era di una ricchezza infinita. A prescindere dai suoni e dai rumori, tutto era per il bambino, costantemente in movimento. Che la madre si alzi e cammini, che si giri o che si chini, che peli la verdura o usi la scopa, sono altrettante onde, altrettante sensazioni per il bambino. E, anche, che la madre prenda un libro, si riposi o si addormenti, la sua respirazione non cessa mai ed il suo placido moto continua a cullare il bambino.”  F. Leboyer

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