Da Io a Tre

Da Io a Tre. Fare spazio vs Creare spazio.

imageL’inquilino si è piazzato. Vitto. Alloggio. Gratis.
Si era preso il suo spazio. Il mio spazio. Uno spazio dentro di me che con il tempo sarebbe passato da un monolocale a una villa con piscina.
Ecco aprirsi scenari inquietanti. Immagini di un piccolo unno che distrugge e saccheggia la mia casa, il mio tempo e il mio corpo.
Il panico.
” Hey Tu, io e te dobbiamo parlare. Dunque, io non mi aspettavo di vederti arrivare adesso e non sono molto preparata in materia mammesca. Mi piace la vita che faccio e a volte sento il bisogno di passare del tempo da sola. Immagino che da adesso in poi molte cose cambieranno. Anche se sono terrorizzata sento che voglio e posso accoglierti e creare dentro di me lo spazio per te. E così faremo quando sarai fuori. Noi non faremo spazio togliendo ma ne creeremo uno nuovo aggiungendo Te.”
Ho accolto Boh da subito ma, nello stesso tempo, non lo percepivo come una parte di me.  C’era un legame speciale, forte, unico ma con la stessa intensità lo sentivo come un essere distinto da me, come un’altra persona. Questa ambivalenza mi spaventava. Poi è diventata la mia forza. Solo in quel momento ho potuto concedermi la possibilità di andare oltre il legame fisiologico ed iniziare a costruire una relazione fatta di amore, paure, domande…nel rispetto di quello che era una persona…mio figlio.

 

51tV8UaxquL._SX311_BO1,204,203,200_Daniel N. Stern (New York 1934 – Ginevra 2012) è stato uno psichiatra e psicoanalista  statunitense. Specializzato nell’età evolutiva. Professore ordinario di psicologia infantile all’Università di Ginevra, docente presso Cornell University Medical School e la Columbia University Center for Psychoanalytic Training and Research di New York. Per una bibliografia approfondita leggere qui.

Nadia Bruschweiler-Stern lavora come pediatra e psichiatra infantile a Ginevra.

Nascita di una madre, basato sull’analisi di casi individuali e sui contributi personali di molte donne, è prima di tutto un’opera che affronta con puntualità sia gli aspetti psicologici della maternità sia i temi a essa strettamente collegati come la paternità, le nascite premature, l’adozione. Ma si tratta anche di un partecipe e riuscito tentativo di dare per la prima volta voce alle emozioni più profonde che animano la vita interiore delle donne in attesa: i sogni sul bambino che sta per arrivare, l’intensità del rapporto con il nuovo nato, il senso di responsabilità nei confronti di una nuova vita che reclama il nostro amore e la nostra dedizione.

” In un certo senso, alla nascita fisica del bambino corrisponde la nascita psicologica della mamma, che nella propria mente dà origine non a un nuovo essere umano, bensì a una  nuova identità: il senso dell’essere madre. […] Diventare madre è il risultato del lavoro che ogni donna compie sul paesaggio della propria mente, e il frutto di tale lavoro è l’assetto materno, un campo dell’esperienza intimo e profondo. L’assetto materno […] emerge gradualmente dal lavoro che si è andato cumulando nei molti mesi precedenti e successivi all’ effettiva nascita del bambino”

Il processo che dà luogo alla nascita dell’assetto materno attraversa varie fasi: perché si formi una nuova identità è necessario innanzitutto che vi prepariate mentalmente al cambiamento, per poi affrontare un intenso travaglio emotivo che farà emergere nuovi aspetti di voi stesse; infine dovrete assumervi il compito di integrare con il resto della vostra vita le trasformazioni già avvenute. Tutto ciò avviene mentre siete impegnate a far crescere un bambino che sconvolgerà la vostra routine quotidiana, vi terrà sveglie di notte e richiede interamente la vostra attenzione. Però quando guarderete in retrospettiva alla vostra vita, essere diventate mamme vi sembrerà una delle imprese più straordinarie che abbiate mai realizzato.”

Stern parla dunque di un processo. La “mammità” quindi non è una qualità che nella donna si innesca automaticamente alla fecondazione dell’ovulo ma un percorso personale che fa parte di un campo dell’esperienza sconosciuto che non può essere insegnato ma solamente vissuto.

Il libro è diviso in tre parti:

la prima parte parla della gravidanza come periodo di prova, terreno sul quale coltivare l’immaginazione rispetto ai sogni, le paure, le speranze e le fantasie che riguardano i “come sarà”: come sarà il bambino, che tipo di madre sarà lei stessa e come sarà lui come padre. Tutto questo processo comprende anche il momento del parto perché esso dà origine alla madre fisica, non ancora alla madre psicologica. La seconda parte riguarda i primi momenti di vita del bambino, quando la madre ( e il padre, ma dell’assetto paterno parleremo in un altro post) si trova con il fagottino in braccio e si accorge che non c’è libretto delle istruzioni. Arriva la necessità di integrare il bambino immaginario con quello reale. Questo è il momento in cui si inizia concretamente a prendersi cura, nutrire, lavare, far crescere il bambino che è nato. Legata a questo periodo c’è una scala di emozioni che va dall’estasi al terrore. Si inizia ad essere consapevoli del ruolo che si è acquisito. L’assetto materno è compiuto. La terza parte tratta di come ad un certo punto arrivi il momento di integrare questo nuovo assetto con il resto della vita e probabilmente, in fondo in fondo, questa terza parte non finisce mai, resta un divenire continuo, una continua ricerca di nuovi equilibri.

Al mio boccino d’oro boccino d'oro

 

 

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