Da Io a Tre

Da Io a Tre. Il processo incompiuto.

Scegliere gli ingredienti.

Mischiare.

Impastare.

Annusare.

Toccare.

Infornare.

Sfornare.

Creare.

Vedere e toccare il risultato finale.

Portare a termine un processo.

Cercando forse di riempire quella parte di me che ancora galleggia,

spingendo i piedi alla ricerca della terra ferma.

sapendo che non la raggiungeranno mai.

Sapendo,

ma non accettando,

che quel processo si è chiuso

senza sfornare senza vedere e senza toccare.

Nel precedente articolo della rubrica Da Io a Tre ho scelto il libro di Daniel Stern Nascita di una Madre, che parla del processo che si innesca nella donna che aspetta un bambino e che si conclude con quello che Stern definisce l’assetto materno.

Questo nuovo post riguarda il rovescio della stessa medaglia, quando il processo non si completa e l’attesa si interrompe. Credo che ancora non si dia abbastanza spazio e considerazione a quelle donne che una, o anche più volte, si sono trovate a dover affrontare un lutto prenatale. Molto ho trovato scritto su l’aborto come possibile scelta, testi filosofici, giudizi più o meno morali, più o meno condivisibili. Difficile è stato trovare testi che dessero voce a chi, in prima persona, ha vissuto,  ma non scelto, quell’esperienza e si è trovata a fare i conti con un profondo senso di incompiuto oltre che di immenso dolore. Ho deciso di proporre questo libro di Giorgia Cozza, Quando l’attesa si interrompe, perché l’ho trovato autentico e rispettoso.

Giorgia Cozza Giorgia Cozza, giornalista comasca collabora da anni con varie riviste e siti specializzati occupandosi di gravidanza, allattamento, psicologia, salute della mamma e del bambino.  è autrice di numerosi libri (tra cui Bebè a costo zeroBenvenuto fratellinoMe lo leggi?,  Bebè a costo zero crescono) che sono diventati un punto di riferimento per tante famiglie (in Italia e all’ estero) e di fiabe per bambini. Dell’ autrice anche questo blog giorgiacozza.blogspot.it

31siO6tU1HL._BO1,204,203,200_Quando l’attesa si interrompe. Riflessioni e testimonianze sulla perdita prenatale

“Non c’è battito, l’attesa si è interrotta”. Un aborto spontaneo è un dolore grande per la donna. È una promessa di immensa gioia che si infrange, lasciando nel cuore incredulità, delusione e amarezza. Il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre. E ogni anno in Italia circa 2 gravidanze su 100 si concludono con una morte perinatale. Questo libro si propone di offrire una risposta a quelli che sono gli interrogativi più comuni quando si perde un bimbo nell’attesa o subito dopo la nascita. Perché è successo? Capiterà di nuovo? Riuscirò a diventare madre? Sono necessari controlli e accertamenti? Perché gli altri non capiscono questo dolore? E il futuro papà? Cosa prova un uomo in queste situazioni? Grazie agli interventi di numerosi esperti – psicologi, ostetriche, ginecologi, neonatologi – viene offerta una chiave di lettura delle reazioni fisiche ed emotive della donna, e si riflette sulle tappe e sui tempi di elaborazione del lutto. Uscire dal silenzio che, troppo spesso, avvolge questi argomenti rendendoli quasi dei tabù, può essere di grande aiuto per la donna, ma anche per chi le sta vicino (partner, familiari, amici, operatori sanitari).

Alcune riflessioni …

Nella sua prima parte il libro affronta tutti gli aspetti più scientifici dell’aborto spontaneo, dalle ricerche sulle cause ai protocolli di ospedalizzazione specifici per ogni epoca gestazionale ed offre dunque tutta una serie di informazioni, il tutto intervallato dalle voci di donne che hanno perso i loro bambini. Il tema centrale comunque resta il vissuto della donna, della mamma.

A prescindere dall’epoca dell’attesa, quello che conta è l’investimento emotivo compiuto sul bambino in arrivo. Per tutte lo shock, dato dalla notizia, è come un’onda che improvvisamente travolge e lascia senza fiato. Come sott’acqua tutto può apparire rallentato, quasi fermo.

Immediatamente dopo la donna si trova a dover affrontare una serie di emozioni negative, dal senso di colpa all’inadeguatezza, dalla sensazione di vuoto, che non potrà mai essere colmato, al dolore più profondo, il tutto può esplodere nella rabbia e nella ricerca di un colpevole che spesso, purtroppo, la  donna trova in se stessa infilandosi in un circolo vizioso che le restituisce continuamente il senso di colpa.

Ad aggravare questa situazione c’è il mancato riconoscimento sociale della perdita prenatale come vero e proprio evento luttuoso. La donna, non sentendo riconosciuto il proprio dolore, tende a chiudersi in se stessa aggravando una situazione già delicata. Molta gente davanti ad una situazione del genere è più propensa a sminuire l’evento: “dai, avrai altri figli!”, “sono cose che capitano” e così via piuttosto che contattare empaticamente quella sofferenza. Certamente quelle sono tutte affermazioni vere, certamente questo è un evento naturale al quale non si può porre rimedio, ma è vero tanto quanto il dolore della donna che ha vissuto una improvvisa separazione da ciò che per lei era già un amore concreto. L’autrice sottolinea spesso la necessità che la mamma prenda per sé il giusto spazio per parlare di come si sente senza sentirsi giudicata e che possa avere tutto il tempo di cui ha bisogno per elaborare il suo lutto.

Il giusto spazio è dato anche ai papà che molto spesso vivono in silenzio il loro dolore. Ed anche ai fratellini e sorelline che, consapevoli o no della gravidanza della mamma, ne hanno percepito il dolore e in alcuni casi, avendo provato gelosia nei confronti di colui/lei che abitava il corpo della madre, si sono chiesti se fosse per causa loro che il fratellino/sorellina non arrivasse più.

In tutto il libro si ritrovano continui rimandi all’ importanza della comunicazione, verbale e non verbale (come la libertà di piangere per esempio), a tutti i livelli, sia tra i genitori che condividono la perdita, sia con i parenti e gli amici ed anche (e in molti casi soprattutto) con professionisti: ostetriche, medici ed anche psicoterapeuti. E ancora ci sono consigli pratici su come creare dei rituali che aiutino a canalizzare la sofferenza, a dargli una forma, un contenitore. Per esempio si può decidere di dare un nome al bambino non nato, oppure, semplicemente, accendere una candela in una data speciale. Tutto questo può favorire il graduale recupero di una condizione di benessere psico-fisico. Ricerche (di cui si fa riferimento nel libro) hanno dimostrato che le donne che hanno subito una perdita prenatale vivo in seguito stati di ansia e depressione, queste condizioni emergono come fisiologiche se circoscritte ad un breve periodo immediatamente successivo all’evento, qualora invece divenissero invalidanti  e persistenti, il rimedio più efficace è senza dubbio rivolgersi ad un professionista, psicologo o psicoterapeuta, che possa accompagnare e sostenere laddove il tempo e le risorse personali non sono stati sufficienti.

Io credo che sia molto importante che ogni donna porti alla luce il suo bambino non nato. Nel primo periodo forse vorrà tenerlo stretto a sé anche se solo come ricordo di una sensazione. Quando lei sentirà che è giunto il momento può farlo nascere simbolicamente in un modo speciale: piantare un albero, dipingere un quadro, fare un tatuaggio o qualsiasi altro atto creativo come creativa è la gravidanza.

Date al dolore la parola; il dolore che non parla,

 sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi.

Shakespeare, William (1564-1616)
Macbeth: IV, 3 

A lui …

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