I piccoli racconti di L.P.

I piccoli racconti di L.P. : Nel bosco dei faggi ridenti

 


download (8).jpgNel bosco dei faggi ridenti, chiamato così perché, gli alberi formavano un grande sorriso, viveva un piccolo folletto di nome Silvia. Silvia era una bambina che aveva deciso di diventare grande prima del tempo. Pensava che giocare con i suoi coetanei fosse noioso ed il suo villaggio troppo piccolo per contenere tutti i suoi sogni. Così se ne stava sempre sola nella sua stanzetta. Fantasticava nuovi e immensi mondi, guardando fuori dalla finestra. Usciva di casa solo per andare a scuola e preferiva andarci da sola. Salutava a malapena i suoi compagni e, nonostante spesso alcuni di loro l’avessero invitata a partecipare ai loro incontri pomeridiani, lei rifiutava categoricamente ed in modo sgarbato. Così, ad un certo punto, quasi nessuno la salutava più. Lei credeva che la solitudine le facesse bene, che gli altri fossero solo sciocchi e che nessuno fosse in grado di capirla. Intanto il tempo passava senza accelerare e lei non cresceva più in fretta. Per questo diveniva sempre più triste e si chiudeva allontanando gli altri. Spesso si ritrovava ad ascoltare discorsi degli adulti fingendo ed intromettersi cacciando fuori paroloni ad effetto di cui ignorava il significato. Delusa dai tentativi falliti di essere riconosciuta come una adulta, si sfogava con rabbia giudicando i suoi coetanei ancor più  banali ed ottusi. Era ormai disperata. Non si sentiva a suo agio in nessun luogo e con nessuna compagnia. Un giorno, mentre guardava fuori dalla finestra si sforzava di immaginare se stessa in un altro posto e in un altro tempo, per fuggire al dolore che sentiva nel cuore. Questa volta qualcosa le impediva di fantasticare tenendola inchiodata al pavimento e in quel momento scoppiò in un pianto convulso e disperato. Si sentiva scoraggiata. Non vedeva una via d’uscita e per un attimo credette che non avrebbe più smesso di piangere e che si sarebbe sciolta con le sue stesse lacrime. Improvvisamente avvertì uno strano calore scivolarle in tutto il corpo, un senso di quiete la calmò. Il respiro si fece profondo ed aprendo gli occhi, stranamente asciutti nonostante il lungo pianto, vide un alone luminoso prendere forma davanti a lei. Una voce delicata, che proveniva dalla figura luminosa le parlò “Ciao Silvia. Mi riconosci? Sono la tua Solitudine.” Silvia allora pensò che se la solitudine era così bella non poteva essere la sensazione che fino a poco prima aveva provato. Lo spirito, che avvertiva i suoi pensieri, le disse “Io posso essere bella o terribile. Dipende solo da chi mi cerca. A volte è necessario restare un po’ di tempo con me. Quando però divento l’unica compagnia il cuore si ribella. Tutti hanno bisogno anche degli altri per conoscere bene se stessi, non solo di me. Soprattutto, non si può  fuggire da nessuno dei momenti della vita. Non è restando sola che crescerai più in fretta anzi, se non sperimenterai cosa significa essere una bambina, se non ti divertirai giocando con gli altri, a volte anche discutendo con i tuoi compagni, sarà come se perdessi una parte della vita, anche se gli anni passeranno non sarai un adulto. Ricorda, un adulto è anche un bambino, lo è stato, ha vissuto la sua infanzia ed anche grazie a questo è cresciuto. Silvia guardò dalla finestra e vide i suoi compagni correre e ridere per la strada. “Allora… Vado?” disse rivolta alla figura luminosa. La Solitudine annuì. Silvia corse incontro agli altri bambini. All’inizio non fu facile. Si rese conto di non saper giocare ma gli altri, che ormai le erano diventati amici, l’aiutarono. Per tutta la vita Silvia cercò spesso la compagnia della solitudine ma imparò ad ascoltare quando il suo cuore le diceva che era il momento di andare nel mondo.

 

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