Nuove penne

La piccola Parigi

LA PICCOLA PARIGI.jpgLa piccola Parigi

A Cabiate, un piccolo paese normale, come ce ne sono tanti, un giorno arriva, o meglio, compare una bambina, almeno tale si mostra agli occhi dei cittadini. Di lei niente si conosce, né da dove arriva né come si chiama, eppure sembra che sia sempre stata lì. La piccola infatti sembra avere la capacità di riflettere da ogni persona la parte più allegra, più infantile, quella parte che nonostante la vita e gli anni, può ancora meravigliarsi e pensare che, se ci credi, poi accade. Accade che all’improvviso tutto abbia acquistato valore, anche se niente è cambiato, accade che si possono esprimere i propri sentimenti e si può stringere una mano come vuol essere stretta “non troppo forte e non troppo piano” e che si abbia il permesso di lasciare che i sorrisi fioriscano e l’amore germogli.

Tutto quanto è accaduto a Cabiate nel periodo in cui la bambina ha percorso le sue strade, lo racconta un nonno alla sua nipotina. Nel raccontare i fatti, ai quali lui stesso assistette personalmente e che ha custodito gelosamente dentro di sé, il nonno finalmente si apre dando voce ai ricordi di quel pezzo di vita che, in quel momento sembrava proprio aver bisogno di ricontattare.  Chiara, la sua nipotina, sta lì che lo ascolta, dapprima forse curiosa ma con poco interesse poi via, via riconosce la voce della parte più profonda dell’anima del nonno e lascia entrare le sue parole. Quel giorno quella storia le è stata consegnata come un’eredità preziosa che la guiderà nel corso della sua vita. Tra gli aspetti che più mi hanno colpito di questo breve ma intenso racconto, c’è senza dubbio la struttura dei personaggi che emerge chiaramente dai dialoghi e dai loro pensieri e che nei toni e nei ritmi ne delinea perfettamente le caratteristiche e rende loro reali e autentica la relazione tra nonno e nipote. Un racconto bello da leggere e anche da ascoltare, che ha il profumo delle leggende antiche, quelle mai scritte ma da sempre raccontate e che ti lascia con la sensazione che la meraviglia esiste, basta solo saperla guardare:

“Le grandi cose servono solo a dare valore a quelle più piccole. Dopo un po’ uno si stanca di guardarle, e allora inizia a guardare tutto il resto, ma lo guarda in maniera diversa.”

Alessandro Tonoli, nato il 14/12/1988, Alessandro Tonoli si è laureato presso la facoltà di Comunicazione, New Media e Pubblicità dell’Università Uninettuno e lavora in un primario istituto di credito. Scrive articoli per il sito HavocPoint e ha un blog personale per il sito di tecnologia Tom’s Hardware dove si occupa di Cinema, Videogiochi e Media, chiamato Glasslands. Ha una passione per la recitazione e ha frequentato l’accademia teatrale dell’associazione culturale “Teatrando”, dove collabora saltuariamente come attore e drammaturgo. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo breve “La piccola Parigi”, edito da GWMAX Editore. Nel 2017 pubblica per Delos Digital “Tutto quello che devi sapere sulla realtà virtuale – Applicazione e sviluppo nel mondo di ieri oggi e di domani”

APPUNTI/SPUNTI

Nella trama è inserito, in maniera delicata, il tema del lutto, della perdita di una persona cara, per questo consiglierei la lettura dagli 11 anni in su o in compagnia di un adulto.

In tanti anni di lavoro come educatore professionale c’è un progetto che mi è sempre girato in testa ma che non ho mai potuto realizzare: un laboratorio integrato tra bambini e anziani. Pensando al libro appena letto come target di riferimento sceglierei bambini della scuola primaria proponendo degli incontri al centro anziani.

Si potrebbe organizzare un laboratorio da svolgere in più incontri. Durante i primi appuntamenti agli anziani spetterebbe il compito di scegliere e raccontare tre leggende popolari o racconti di quando erano bambini, provenienti anche da altri paesi. i bambini durante i racconti saranno ascoltatori.

Al termine degli incontri, dopo un confronto di gruppo, i bambini sceglieranno quale delle leggende sentono di voler interpretare e, insieme alle maestre o agli educatori, lavoreranno alla messa in scena del racconto.

Sarebbe importante se anche il centro anziani collaborasse alla creazione della rappresentazione, non tanto nei contenuti che dovranno essere interpretati ed elaborati dai bambini, quanto nella parte pratica: costumi, scenografie ecc.

il percorso si concluderà con la rappresentazione ed racconto es una condivisione dei feedback nei due gruppi riuniti.

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