Un libro nello zaino

La Piccola Mercante di Sogni

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Protagonista del romanzo è un ragazzino di nome Malo e la storia si svolge il giorno del suo undicesimo compleanno. Malo ha un carattere introverso, poco interessato a ciò che gli accade intorno, si rifugia continuamente nei suoi pensieri perdendosi nelle trame di mondi immaginari. Ha pochi amici Malo e anche quei pochi a volte faticano a comprenderlo, è figlio unico di due genitori sempre molto occupati e poco inclini all’empatia. Il due novembre, giorno del suo compleanno, la madre ha organizzato per lui un festa, senza chiedere il parere del figlio, senza informarlo sul luogo dove si sarebbe svolta, senza una sua parola sulla scelta degli invitati e soprattutto senza di lei, che approfitterà per fare shopping immediatamente dopo averlo caricato sul taxi che avrebbe dovuto condurlo ai festeggiamenti. Malo, nervoso, dispiaciuto e forse anche un po’ arrabbiato, sale su quel taxi ed anche il tassista si accorge che nel ragazzo qualcosa non va ed al racconto di Malo prova a dargli una spiegazione da adulto:

«Sai, quando si è adulti, non si può fare sempre quello che si vuole» dice il tassista per distogliere Malo dalla sua malinconia. «E quando si è bambini, non si ha mai scelta…» risponde il ragazzo.

Ad un tratto però accade l’imprevedibile. Un incidente. Il taxi precipita nella Senna. Malo sparisce.

Così inizia la sua grande avventura. Il ragazzo trova su fondo del fiume una botola, la apre e precipita in un mondo diverso, tutto in bianco e nero, il Regno delle Ombre dove:

Tutti abbiamo diritto di scomparire almeno una volta

“Quando si scompare per la prima volta, lo si fa in sogno. La seconda volta, non si sogna più. La terza volta, non si vive più che nei sogni delle persone che si sono conosciute.” 

Affascinante la descrizione che l’autore fa dei luoghi, racconta di una Parigi in scala ridotta rispetto all’originale e completamente priva di colori. Anche se è tutta un’altra storia, non ho potuto fare a meno di associare questo mondo di sotto ad un altro mondo di sotto, quello di Nessundove di Neil Gaiman, uno dei miei libri preferiti di cui dovrò scrivere al più presto!

Malo avrà comunque la sua festa di compleanno dove incontrerà ragazzini che somigliano molto ai suoi amici ma non sono i suoi amici e lì conoscerà Lily che lo accompagnerà nella sua avventura nel Regno delle Ombre.

Il Regno delle Ombre è un posto bizzarro e spaventoso al tempo stesso, c’è un vecchio albero con il raffreddore ed un altro tutto intento a rimirarsi nella vetrina dell’albergo difronte, c’è un gatto che gestisce l’albergo e che passa la maggior parte del suo tempo dormendo perché ha perso già otto delle sue nove vite e non vuole correre rischi. E poi c’è Lily, l’unica ad avere addosso dei colori, Malo la incontra di sera a vendere per la strada delle scatole colorate, è proprio Lily la piccola mercante di sogni e quelle scatole contengono proprio dei sogni e solo i sogni possono portare un po’ di colore in tutto quel bianco e nero. Nel Regno delle Ombre però ci sono anche gli spettri, pericolosi personaggi che non sono visitatori di passaggio ma vivono prigionieri di quel mondo. Malo incontrerà e dovrà affrontare proprio uno dei più temibili spettri, un vecchio e perfido alchimista che, ricattandolo con un sortilegio, lo costringerà ad una corsa contro il tempo. Malo, con l’aiuto di Lily, parte allora alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo e dopo aver cercato ed incontrato una serie di personaggi tutti presi dai loro problemi che, pur ascoltandolo e con dispiacere, non hanno potuto aiutarlo, arriva all’ultima tappa, l’ultima speranza dal più improbabile di tutti: il barbone celeste. Personalmente non ho apprezzato molto la traduzione tuttavia si tratta del personaggio che a mio avviso conclude perfettamente il libro. Quando Malo chiede al barbone celeste che lavoro faccia, lui spiega con orgoglio di essere un contemplativo, lui contempla le cose, soprattutto le stelle perché, dice, se nessuno le guarda più smettono di brillare. Io ho trovato il dialogo tra lui e Malo un inno al piacere di vivere, alla semplicità delle piccole cose che andrebbero riscoperte.

A questo punto lascio a voi scoprire se Malo sia o meno riuscito a cavarsela. Aggiungo solo che questo libro è il primo di una trilogia che comprende:

  1. La piccola mercante di sogniBompiani, 2013. Le illustrazioni che si trovano in questo libro non sono di un unico autore ma del risultato di un concorso dal quale sono state scelte le più significative di autori diversi.
  2. La bambola di porcellana. Illustrato da Lionel Richerand Bompiani, 2014
  3. La fata dei ghiacci. Illustrato da Louise Robinson Bompiani, 2015

L’autore del romanzo è Maxence Fermine, nato ad Albertville, ha trascorso parte della sua infanzia a Grenoble e poi a Parigi. Ha lavorato in Tunisia e attualmente vive in Alta Savoia. Di lui Bompiani ha pubblicato Neve (1999) tradotto in 17 lingue e che ha già raggiunto ventisei edizioni, Il violino nero (2001), L’apicoltore (2002), che ha ricevuto il Premio Murat “Un romanzo francese per l’Italia”, La trilogia dei colori (2003), cofanetto che raccoglie i tre volumi precedenti, Opium (2003), Billard Blues(2004), Amazone e la leggenda del pianoforte bianco (2005), Tango Masai, l’ultimo sultano (2006) e Il labirinto del tempo (2008).

APPUNTI/SPUNTI

Si tratta di un libro che offre molti spunti di riflessione, a partire dalla già citata parte conclusiva. Una delle cose che più mi ha colpito è la distanza che c’è tra Malo ed i suoi genitori. Una situazione comune a quell’età, tuttavia nella descrizione che ne fa l’autore mi è parso proprio di vedere i personaggi ciascuno nel proprio mondo, distanti che si danno le spalle guardando ognuno nella direzione opposta agli altri familiari. I genitori presi dal loro lavoro e dai loro personali interessi e Malo che si rifugia lontano galoppando la sua fantasia. Sarebbe interessante offrire a questa famiglia l’opportunità di guardare, ogni tanto nella stessa direzione.

Altro tema importante è quello che riguarda la caratteristica principale di Malo: immaginazione. Chi ne ha troppa e chi ne ha poca, io non credo sia esattamente così. Tutti abbiamo il potere di immaginare, di creare e come tutti i poteri bisogna imparare ad usarla. Può essere appunto Creativa ma anche Distruttiva, è necessario dunque darle il giusto spazio sia per contenerla che per stimolarla.

Proprio oggi per caso sono inciampata in questo video che secondo me è la perfetta conclusione di questo post:

LA ROUTINE UCCIDE LA CREATIVITA’

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