Approfondimenti, Bimbi con i Libri

Racconto breve, anzi brevissimo, di uno scrittore seienne

L’autore in questione lo chiameremo Boccino D’oro. La sua capacità di sfrecciare instancabilmente da un angolo all’altro schivando spigoli, muri e finestre, gli è valso tale soprannome. Stiamo ancora aspettando che “si apra alla chiusura” per scoprire cosa c’è dentro! Nota per i Non Potterheadqui.

Ieri mattina, carico di ispirazione, inizia a disegnare e, completato il lavoro, mi dice “ho scritto un libro per te, per il blog!”. Fantastico! Dov’è? Alla mia calorosa richiesta mi mostra un foglio con un disegno ed un titolo … perfetto, c’è da lavorare sull’eccesso di sintesi. Per dovere di cronaca però devo dire che il seienne ha appena iniziato la scuola primaria e che, mentre sulla lettura se la cava egregiamente e sembra anche appassionarlo (a volte mi domando se questa passione non sia un po’ condizionata …), l’elaborazione di frasi scritte e la stesura di un libro, hanno bisogno di qualche oretta in più di studio. Dunque, munita di carta e penna gli ho chiesto di parlarmi del suo libro e così, tra domande, riflessioni  e anche un momento di drammatizzazione, per entrare meglio nei panni del protagonista, il Boccino D’oro ha prodotto un brevissimo racconto, forse il primo tutto suo, sebbene si diletti a inventare canzoni estemporanee soprattutto quando vuole dire qualcosa che non sa o non ha il coraggio di esprimere direttamente o semplicemente per manifestare quello che gli passa per la testa in quel momento.

Io credo che l’arte, in tutte le sue forme e a qualsiasi livello, sia uno strumento potentissimo per veicolare ed esprimere emozioni, positive e negative, e credo nella necessità di fornire ai bambini i mezzi e i contesti nei quali incontrare e scegliere, di volta in volta lo strumento più adatto alla loro esigenza. Ritengo anche imprescindibile che l’atto creativo, soprattutto di un bambino, sia esente da ogni giudizio e che,  laddove ce ne fosse il bisogno, l’interpretazione di un loro disegno o di un racconto ecc., sia delegato a professionisti competenti e non elaborato superficialmente col “fai da te”. Insomma, lasciamo liberi i bambini di esprimersi creativamente perché se un giorno per disegnare ha scelto solamente colori scuri, oppure un pomeriggio vuole travestirsi da vampiro piuttosto che da superfigoeroe, non è detto che abbia qualcosa di profondo che non vada. D’altra parte, tutte le figure che compongono la rete sociale del bambino ( genitori educatori nonni insegnanti allenatori), ascoltando e tenendo nella giusta considerazione le loro creazioni, potranno usufruirne come mezzo che potenzia l’osservazione e l’ascolto e quindi favorisce il sostegno e la tutela.

LELFO NELBOSCO

C’era una volta un Elfo che andava passeggiando nel bosco (giuro che sono parole sue!), e poi incontrò una strana voce proprio sul suo cappello. La voce disse “chi sei tu?” e l’elfo disse “ sono un elfo, mi chiamo Lelfo Nelbosco” e la voce con un tono come quello di Voldemort disse “tu sei un ragazzino!”. Lelfo si sentiva agitato nel corpo, aveva paura che quella voce fosse un nemico malvagio, e infatti lo era. A un certo punto Lelfo scappò nel bosco e si perse. Lelfo era molto spaventato e voleva tornare a casa, si mise a piangere. Mentre piangeva arrivò ancora la voce cattiva che disse “sei riuscito a scappare ma adesso non più! Ahahahahaha! Io mi chiamo Vampiro Zampazombie e ti voglio prendere e catturare!”. Il bambino elfo mentre piangeva trovò dentro di se il coraggio e aprì gli occhi e si trovò in mano una spada. Così il bambino ebbe un’idea: si tolse il cappello da dove sentiva venire la voce e lo colpì con la spada. A quel punto dal cappello uscì come un fumo rosso che andò in cielo e sparì. Il bambino tornò a casa salvo.

lelfonelbosco.JPG

Boccino D’oro

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