Un libro nello zaino

FLATLANDIA. Racconto fantastico a più dimensioni

flatlandia copertinaFlatlandia, racconto fantasico a più dimensioni è un romanzo del reverendo Edwin A. Abbott (Marylebone, 20 dicembre 1838 – Hampstead, 12 ottobre 1926) che è stato uno scrittore, un teologo e pedagogo britannico. Abbott scrive questo libro nel 1884 anche se a leggerlo sembra scritto dopodomani. Personalmente sono molto legata a Flatlandia perché fa parte del mio percorso di crescita professionale, me lo fece conoscere il mio primo tutor di tirocinio raccomandandosi di leggerlo con attenzione e di tenerlo sempre a mente perché lo riteneva un testo fondamentale per gli Educatori. Da quel giorno l’ho sfogliato spesso.

 Flatlandia è un mondo con solo due dimensioni (flat), dove abitano solo figure geometriche rigorosamnte piane il cui numero di lati è proporzionale al ruolo sociale e gerarchico. Flatlandia si può immaginare come «un vasto foglio di carta sul quale Linee rette, Triangoli, Quadrati e altre figure geometriche si muovono senza però la facoltà di sollevarsi né di scendere al di sotto del loro livello». Voce narrante è  un Quadrato, suo abitante, che nella seconda parte del libro fa esperienza della spocchiosa tracotanza dei sovrani di Puntolandia e Linealandia, e subisce le minacce della Sfera convinta della sua superiorità e paga con la reclusione le sue scoperte e la sua ribellione al sistema. Viene definita da Giorgio Manganelli una favola geometrica.

«Abbi pazienza, ché il mondo è vasto e largo»

Senza dubbio dunque il primo intento dell’autore è stato quello di spiegare le dimensioni conosciute e di tentare di aprire le menti alla possibilità che ne esista una quarta. Anche se al momento della pubblicazione l’opera non riscosse particolare successo. L’attenzione le fu rivolta a partire dal 1920, in concomitanza con il lavoro di Einstein sul concetto di relatività e sulla scoperta appunto, di una quarta dimensione: il tempo. Da allora questo libro è diventato un classico della letteratura.

Flatlandia però non è solo questo.

Anche se, ad una prima lettura, il romanzo possa apparire esclusivamente scientifico questo è solo uno degli aspetti che vuole rappresentare.

Abbott ci racconta di una società dominata dai pregiudizi, rigidamente gerarchica con il vertice al controllo, dove gli abitanti sono divisi e imprigionati in caste perchè il criterio di valutazione è basato sul numero dei lati piuttosto che sulle capacità personali, dove l’ascesa sociale è  l’obiettivo a cui tutti mirano ma solo alcuni possono realmente aspirare e infine, una considerazione negativa della donna, disprezzata e ridotta a semplice linea, socialmente irrilevante e addirittura pericolosa per la sua appuntita parte terminale. Tra le righe di questo mondo immaginario Abbott è andato a creare una satira sulla società del tempo, Vittoriana (e non solo). Ha così voluto esprimere la sua velata (neanche tanto) critica all’assetto sociale e politico dell’Inghilterra del suo tempo.

Infine c’è un altro itinerario di lettura che possiamo seguire

Durante il suo viaggio il Quadrato protagonista avrà la possibilità di osservare in ogni dimensione quanto ogni figura abbia fatto della propria percezione una barriera impermeabile a qualsiasi altra possibilità al di fuori di sé e del proprio universo. Forse oggi ci scandalizziamo, o sorridiamo, leggendo di punti e linee (nel nostro immaginario figure estremamente semplici) che rifiutano esistenze diverse da loro stessi, ma non dimentichiamo che alla fine anche la sfera non vuol sentir parlare dell’ipotesi che possa esistere una quarta dimensione. Questo apre una prima riflessione sul rapporto che c’è tra la nostra capacità (e disponibilità) percettiva e l’idea anche abbiamo dello spazio in cui esistiamo. La riflessione si allarga se consideriamo quello spazio abitato anche da altre e differenti esistenze rispetto a noi stessi. Abbott ci invita ad aprire la nostra mente andando al di là del nostro naso e magari anche oltre. Personalmente quello che da subito mi ha affascinato di questo libro è la geniale e implicita affermazione che nel mondo (forse nell’universo) esistono infinite prospettive, molteplici punti di vista e può capitare che tra tanti rivolti dalla stessa parte non ce ne sia uno più giusto degli altri o uno totalmente sbagliato. Bisogna ricordare che l’evoluzione del Quadrato protagonista si innesca attraverso il compimento di due passaggi fondamentali: si mette nella condizione di guardare il mondo dal punto di vista di un altro essere e accetta il dubbio che oltre a ciò che ora ha scoperto possa esserci molto altro.

Di seguito vi propongo un video interessate basato sul libro. Il titolo è Flatlandia ed è un cortometraggio d’animazione del 1982 diretto dal matematico italiano Michele Emmer.

 

 

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