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E tu che dono hai?

 

img_1340Ognuno è un genio. Forse no. Ognuno ha una sua specialità e un proprio limite. Io credo di sì. In Olga di carta e il viaggio straordinario, la piccola protagonista affronta un lungo e difficile viaggio per ottenere una magia e diventare una bambina come gli altri. Durante il suo cammino incontra tanti personaggi, molto diversi tra loro ma in ognuno Olga vede un dono speciale che la porta ad interrogarsi su quale sia il SUO dono. E tu che dono hai? Le chiede alla fine la maga e solo quando saprà rispondere lei esaudirà il suo desiderio. Un giorno Olga incontra un giovane che viaggia su una mongolfiera e e riporta le cose perdute ai proprietari, lui che vede sempre tutto dall’alto le chiede cosa significhi per lei essere una bambina come gli altri, e aggiunge che se da lontano siamo tutti uguali, da vicino siamo tutti diversi. Sono due riflessioni tanto semplici da essere spiazzanti che possono tracciare più di un percorso sia a livello individuale che sociale. Individualmente il tema si potrebbe intrecciare con il nostro modo di relazionarci con gli altri e il peso che le aspettative altrui ha sull’immagine che abbiamo di noi stessi. Come mamma mi sono resa conto che è stato inevitabile creare delle aspettative nei confronti dei miei figli, per fortuna, avendo chiara questa consapevolezza, cerco di restare sempre un passo indietro quando esprimono un loro desiderio o passione, accompagnandoli nella scoperta del nuovo interesse senza troppo giudicarlo. Purtroppo questo alla loro giovane età significa a volte anche ascoltare Rovazzi (simpatico per carità) più volte al giorno. Come educatore guardo da un punto di vista sociale e non è sempre un bel vedere. Vedo spuntare sempre nuove categorie, abbiamo una definizione per tutto e tutti possiamo essere definiti in qualche categoria. In questo personalmente ci vedo un continuo, ridondante sottolineare ciò che non va e invece dovrebbe essere il contrario, bisognerebbe sempre dare spazio e portare alla luce quello che in ognuno c’è di speciale. Tutto questo mi è venuto in mente oggi mentre, come ogni tanto faccio, disordinavo ordinatamente il mio disordine, tra quaderni e vecchi appunti scappa fuori una bella favola. Leggetela, ci vuole un minuto ma ne vale la pena!

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Un giorno degli animali si radunarono nella foresta e decisero di aprire una scuola. Un coniglio, un uccello, uno scoiattolo, un pesce ed una anguilla costituirono il corpo docente.

Il coniglio insistette affinché nelle materie di insegnamento ci fosse la corsa. L’uccello pretese di introdurvi il volo. Il pesce volle a tutti i costi aggiungervi il nuoto, e lo scoiattolo s’intestardì esigendo che fosse insegnata l’arrampicata sull’albero in perpendicolare. Ognuno insomma volle che la propria specialità diventasse materia di insegnamento, e così alla fine ci misero di tutto pretendendo che ogni animale frequentasse ogni disciplina.

Proprio questa scelta fu l’inizio dei guai. Il coniglio, pur essendo un portento nella corsa, non riusciva a inerpicarsi su un albero in verticale; per lui quella materia era davvero un problema. A furia di cadere all’indietro riportò una sorta di lesione cerebrale, e da quel momento in poi non riuscì nemmeno più a correre. Il risultato finale? Oltre a confermarsi un disastro nell’arrampicata in verticale, peggiorò invariabilmente nella corsa.

La stessa sorte capitò all’uccellino, un asso nel volo in grado di compiere bellissime evoluzioni ma…non altrettanto brillante quando gli venne richiesto di saper scavare con le zampe la tana nel terreno. Si ruppe il becco, rovinò le sue ali, e avanti di questo passo retrocesse persino dalle sue precedenti abilità nel volo.

Fu così che gli animali compresero che nessuna scuola avrebbe potuto funzionare con queste premesse, e che sarebbe stato molto meglio che tutti tornassero a fare ciò che erano bravi a fare…cercando semplicemente ogni giorno di migliorare ciò che non sapevano fare bene.

“La scuola degli animali” di Leo Buscaglia

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