audiolibri

Un mese di audiolibri

Nell’ultimo post ho parlato di Audible oggi vi racconto quali libri ho scelto di ascoltare e quali invece ho preferito rimandare alla lettura.

Il meraviglioso mago di Oz. L. Frank Baum

Dorothy vive nelle praterie del Kansas insieme al suo cagnolino Toto. In seguito a un ciclone che la trascina lontano, si ritrova in un paese davvero strano, popolato da bizzarri personaggi: lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta, il Leone Vigliacco… In loro compagnia la bambina va alla ricerca del Grande Mago di Oz, cui ciascuno chiederà di esaudire il proprio desiderio più grande: un cervello per lo Spaventapasseri, un cuore per il Boscaiolo di Latta, il coraggio per il Leone Vigliacco; la piccola Dorothy desidera solo far ritorno nel Kansas.

Ascolto di una lettura fatta da bambina di cui ho parlato QUIAscolto piacevole. Dalla posizione di ascoltatrice ho avuto la possibilità di prestare attenzione a dettagli e particolari sfuggiti alla lettura.

Fai bei sogni. M. Gramellini

“Fai bei sogni” è la storia di un segreto celato in una busta per quarant’anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. “Fai bei sogni” è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. “Fai bei sogni” è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell’amore e di un’esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

Un libro che probabilmente non avrei comprato e che invece mi è piaciuto molto. L’interpretazione, in prima persona, del narratore è perfetta, sembra l’autore stesso a raccontare la sua storia.

L’ultima riga delle favole. M. Gramellini

Tomàs è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano. Incomincia così un viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell’amore: prima dentro di sé e poi con gli altri. Con questa favola moderna che offre un messaggio di speranza, Massimo Gramellini si propone di rispondere alle domande che ci ossessionano fin dall’infanzia. Quale sia il senso del dolore. Se esista, e chi sia davvero, l’anima gemella. E in che modo la nostra vita di ogni giorno sia trasformabile dai sogni.

Sulla scia emotiva lasciata dal precedente ho deciso di ascoltare questo libro dello stesso autore. Anche in questo caso l’interpretazione mi è parsa perfettamente in linea con il contenuto. Tuttavia ho trovato il racconto a tratti troppo complicato, eccessivamente carico di simbolismi e anche di parole, come se mancasse una linearità, come se l’autore girasse intorno al punto allungando il racconto, una modalità in contrasto con quella di Fai bei sogni. Scoperto poi che cronologicamente questo è precedente mi è parso allora un processo naturale: L’ultima riga delle favole è stato forse quel percorso interiore che potuto realizzarsi in Fai bei sogni. Sarebbe dunque stato corretto leggerli in ordine cronologico.

La sovrana lettrice. Alan Bennett

A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga.

Credo che se non lo avessi ascoltato, raccontato tra l’altro da una bravissima Paola Cortellesi, non avrei riso così tanto. Buffo, ironico mi è proprio piaciuto tanto. Sicuramente fino ad ora quello che ho preferito ascoltare piuttosto che leggere.

Un filo d’olio. Simonetta Agnello Hornby

Da anni desideravo trascrivere le ricette dei dolci di nonna Maria, annotate da lei in un quadernetto con le pagine numerate e corredato di indice, un libro vero e proprio. Avevo in mente un lavoro a quattro mani con mia sorella Chiara; nonostante da quarant’anni viviamo in isole diverse, ogni estate ci ritroviamo a Mose – la nostra campagna – e cuciniamo ancora come ci hanno insegnato mamma e zia Teresa. […] L’idea era quella di far rivivere la cultura della tavola di casa nostra attraverso le sue ricette, fotografie d’epoca e alcune pagine “narrative” per le quali avrei attinto ai nostri ricordi e ai racconti di mamma”. Le ricette qui raccolte sono quelle degli anni e delle villeggiature delle due sorelle. E dalle pagine del ricettario familiare, limate dall’uso e dagli aneddoti, riaffiora tutto un mondo perduto di personaggi, di atmosfere e di sensazioni, i molti fantasmi benevoli che affollavano i giorni assolati di due bambine, in una grande casa padronale di metà Novecento. Tra i sapori e profumi delle ricette di casa Agnello ci sono quelli, mai nostalgici ma sempre intensi e fragranti, del tempo trascorso a cui il talento della scrittrice dona il gusto dell’eterno presente della vita.

Letto dall’autrice stessa è stato un ascolto meraviglioso. Un racconto vero dalla voce della protagonista che con il suo accento siciliano mi ha inchiodata alla cuffie per due giorni. Non poteva esserci interprete migliore di se stessa. E stato un vero e proprio viaggio nella Sua Sicilia, nella sua casa , con la sua famiglia. La seconda parte del libro è una raccolta di ricette e per quanto io abbia proseguito nell’ascolto perchè totalmente rapita dalla sua voce, ho trovato poco utile e tanto meno pratico questa parte dell’audiolibro. Problema facilmente risolvibile comprando l’edizione cartacea.

La ragazza con la Leica. Helena Janeczek 

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Intorno ad decimo minuto di ascolto mi sono arresa all’evidenza che la narrazione non ha catturato la mia attenzione. Non so esattamente se a causa della voce narrante, del ritmo della lettura, la trama mi ha molto colpito e credo che questo per me sia un libro da leggere piuttosto che da ascoltare.

Ora sto ascoltando Orgoglio e Pregiudizio che ammetto di non aver ancora letto, mentre in lettura ho La pedagogia della lumaca. 

Buona lettura a tutti

Linda

 

 

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